Undressed

24/06/2008

Non racconterò mai niente alle mie amiche del mio nuovo uomo e loro sanno di non dover insistere. 
“Beh, visto che tu te la tiri come se fossi l’unica ad avercela, sappi che non è così!” 
“Scusa, puoi ripetere Laura? Non ho capito bene…” 
“Vi dico io quello che mi è successo con Ettore, l’altra sera.” Laura – il naso, la matrona delle essenze – si spoglia appena vede un raggio di sole. In questi giorni di pioggia, l’aria si è raffreddata parecchio, ma a lei la cosa non preoccupa affatto. Se ne va in giro con gonna svolazzante, tacco a spillo e scarpa aperta in punta, di vernice, possibilmente rossa. 
“Il tipo del cinema?” Mentre Cristina ha sempre qualche acciacco. Non so se sia questione di “psico-acciacchi” o di acciacchi veri, ma la vedi sempre con qualcosa intorno al collo, ad esempio, oppure prendere qualche pastiglia per il mal di stomaco, oppure qualche altra robaccia simile. 
“No, non quello del cinema, cara… quello dell’Autolavaggio…dunque-“ 
“Ma non stavi uscendo con il tipo del cinema?” le chiedo. 
“Orari troppo complicati. Questo invece è perfetto: 9-12.30, pausa pranzo di un’ora e mezza, e poi 14.00-18.00. E indovinate dove si trova l’Autolavaggio? E chiedetemi invece dove si trovava il cinema?” 
Come si fa a decidere di uscire con un uomo in base ai suoi orari lavorativi e al fatto che il SUO posto di lavoro sia di fronte al TUO posto di lavoro? Si fa. Eccome se si fa. Il “nostro” baretto oggi sembra pieno di gente. Sarà davvero per il bel tempo? 
“Dunque, dicevo, eravamo lì, tutti e due presi da pazzi, con io che volevo solo smettere di giocare a “Preliminiamo” e lui, lui che invece evidentemente voleva continuare e…e lui, lui che cosa fa?” 
“Si accende una sigaretta…” 
“Cri, tu hai visto troppi film e decisamente orrendi. Lui si piega come per prendere qualcosa da sotto il letto e tira fuori una scatola.” 
“Che carino. E che cosa ti ha regalato?” 
“Macchè, regalo, Cri! Dentro alla scatola c’era un coso…un coso di vetro rosa allucinante.” 
“Un coso, che?” 
“Un cazzone!!!” 
“Un dildo?”, chiedo. 
“Bon, chiamatelo come vi pare. Era un cazzone, vi dico. Rosa rosa e di vetro! Tutto colorato, dentro…carino.” 
Ecco. Perfetto. Stavo assistendo alla prima puntata del mio Sex and the City privato…ed era meraviglioso ruotare la testa da una parte e dall’altra come se fossi ad una partita di tennis o, meglio, di ping pong da tavolo. 
Ma a me, a dire la verità, sentendo raccontare tutta questa storia di Ettore che, oltre a lasciarsi trasportare fisicamente e sensorialmente dal momento, aveva scelto di aggiungere tra lui e il corpo di Laura un oggetto di vetro, l’unica domanda che mi veniva in mente era: 
“Scusa Laura ma, questa scatola, questo pacchetto, diciamo, era chiuso o era aperto?” 
“In che senso?” 
“Nel senso: era già stato usato da qualcun altro questo dildo di vetro? Non so, magari prima di te lui l’ha fatto usare ad altre donne…magari fa così. Gli piace…” 
“Beh, sul fatto che gli piaccia non ho dubbi…” 
“OH-MIO-DIO!” Cristina si porta le mani alla bocca e stringe gli occhi “Ti sei infilata un coso di vetro che aveva già usato qualcun’altra!” 
“Non posso credere di avere delle amiche così ignoranti in fatto di dildo. O dildi? Come si dice? Dildi?” 
E gesticolando come sa fare solo lei, tra le occhiate interessate delle vicine (sconosciute) di tavolino e le risatine complici del cameriere (gay) del “nostro” locale, Laura ci svela il trucco del Dildo di Vetro: è fatto in Pyrex, è costoso e riscuote molto successo perché può essere portato alla temperatura corporea usando semplicemente acqua calda e – soprattutto- può essere sterilizzato facendolo semplicemente bollire. 
Voilà. 
“Si, molto divertente!!!” Poi fa una pausa, beve un sorso di birra, si pulisce le labbra con la lingua e infine aggiunge, così, senza pensarci troppo: 
“Beh, forse più divertente è stato quando ha tirato fuori quello a forma di Hello Kitty…” 
Quando a Cristina va di traverso quello che sta bevendo e siamo nel “nostro” locale, tutti si mobilitano perché sanno che entro qualche secondo inizierà a diventare paonazza, le scenderanno le lacrime, le colerà il rimmel sulle guance, le si fermerà il respiro come se stesse per morire da un momento all’altro. Fortunatamente Giuliano (il barista) sa come farla smettere all’istante - ci ha detto di averlo imparato ad un corso di “Primo Soccorso” – Basta un colpo secco tra le scapole. Uno solo ma ben assestato. 
Funziona. 
“Cri non puoi reagire così ogni volta che parliamo di sesso. E’ necessario che entro al settimana tu ti trovi un uomo da scopare. Anche una donna va bene. Ma non si può andare avanti così. Ormai t’impressioni di qualsiasi cosa. Non c’è gusto a raccontare, se m’interrompi ogni cinque minuti!” 
“Non parliamo di qualsiasi cosa! Parliamo di infilarsi un gatto di plastica con un fiocchetto rosa e quella faccettina sorridente e da sberle nella –“ 
“Beh? Che c’è di male? Abbiamo fatto del male a qualcuno? Abbiamo ucciso qualcuno? Assassinato? Fatto soffrire?” 
Cri l’ascolta in silenzio. E io pure. E tutti gli altri pure, visto che il volume della sua voce è decisamente alto. 
“Ti assicuro di no. No. No e no! Ci siamo solamente divertiti con dei giochetti sessuali, dei SEX TOYS, chiamali come ti pare…abbiamo solamente aggiunto un po’ di divertimento al solito sesso orizzontale…Che c’è di tanto scandaloso?!?” 
“Che c’è di tanto scandaloso?” 
“Si! Si! Dimmi…” 
Ecco. Eccoli qui i due punti di vista: la moralista e l’estremista. Le mie due amiche portavano sul tavolino stretto del “nostro” locale, insieme alla birra di Laura, al mio spritz e al frullato di Cristina, due punti di vista sulla questione “Sex and Toys”. 
Una che diceva: Ho infilato cose peggiori di un gatto di plastica e l’altra che ribatteva Ma quando e se avrai una figlia o un figlio, che cosa le racconterai a proposito del sesso? Lo sai che esistono anche i sentimenti? Ti sei mai innamorata in vita tua? 
Una che diceva: Guarda, a me personalmente interessa solo di sedermi sopra un uomo almeno una volta alla settimana e poi sono a posto e l’altra che chiedeva: Possibile che non si possa mai parlare di amore con te? Sei mai riuscita a passare più di due ore del tuo tempo con un uomo attraente senza portartelo a letto? 
“A che scopo?”, ha chiesto Laura… 
E io che pensavo inevitabilmente al risultato di queste due operazioni che sembravano così contrapposte. 
Il risultato per me, da qualche giorno, si presentava sottoforma di un nome che cominciava con la lettera A e finiva con le lettere Ndrès. 
Che, se ci pensate bene, pronunciato velocemente, potrebbe anche risultare: Andress, ovvero Undress (scritto in inglese) ovvero Undressed (scritto correttamente in inglese), ovvero Spogliato, Nudo, Svestito. 
Il nocciolo della questione, insomma, per me aveva un nome, due braccia, due gambe e soprattutto una voce. Ma per Laura e per Cristina? Sarebbero mai state in grado loro, Laura con i suoi estremismi, Cristina con i suoi moralismi e io con qualche altro sacchetto di –ismi che non riesco nemmeno ora bene a definire, saremo mai state in grado noi di spogliare il sesso di tutti i suoi –ismi e di vedere che cosa ci sarebbe rimasto tra le dita? Volevo mettere alla prova le mie amiche e avevo l’occasione per farlo: una festa. Una festa molto particolare alla quale ero stata invitata prima di conoscere Andrès…