Stella Polare
In alto a destra: l’Orsa Maggiore. Sulla spalla destra.
In basso a sinistra: Cassiopea. Sul fianco sinistro.
Al centro, sulla schiena, la Costellazione dell’Aquilone. Va verso il nord.
E infine la Stella Polare. C’è.
L’ho cercata intensamente.
L’ho cercata mentre Andrès si lasciava baciare sulla sedia, mentre mi sedevo sopra di lui slacciandogli tutto quello che era possibile slacciare, mentre scostava i miei capelli davanti agli occhi e alla bocca per farmi assaggiare le sue dita, l’ho cercata quando mi ha sollevata portandomi in camera da letto come se sapesse esattamente dove si trovasse. Senza cercarla, senza chiedermi, a piedi scalzi. L’ho cercata mentre dentro al rettangolo bianco stavamo per cominciare la “lotta”. E poi non l’ho cercata più per un bel po’, perché la mente si è spenta.
Mi sono ritrovata con quella domanda negli occhi (dov’è, se c’è, la Stella Polare?) dopo una misura di tempo che non saprei quantificare, ma durante la quale le lenzuola sono scivolate per terra, la gatta ha abbandonato la casa per camminare sui tetti delle case vicine, la luna si è affacciata prima al balcone della camera da letto e poi a quello della cucina, il mio vicino di casa ha cantato O sole mio, la mia vicina ha acceso la televisione sintonizzandola su qualche canale di televendite, il tizio che abita (ok, ok…si chiama Marco) al piano di sopra, ha acceso la musica e fatto suonare Pokito a Poko di Chambao.
E’ stato tra una pausa e l’altra che ho lasciato lo sguardo scivolare senza fretta tra le curve del suo corpo. Nel cielo è facile scovare la Stella Polare. Sul corpo di Andrès tutte le costellazioni sono visibili, le stelle anche, ma per la Polare bisogna sapere in anticipo che la ricerca non sarà semplice, che bisogna pazientare. La Stella Polare se ne sta nascosta, piccola e luminosa, sotto quel morbido lembo di pelle che la rimbocca a seconda del mio ritmo. Sta lì, nascosta, luminosa. Pare che ti guardi e dica:
“Come hai fatto a scovarmi? Ora battezzami.”
“Stella Polare”, proferisco in un sussurro, facendola apparire di nuovo e poi di nuovo scomparire nella mia bocca, mentre Andrès sussurra qualcos’altro, invece, ma forse anche niente. Sussurra e basta, tenendo il palmo della mano aperto e appoggiato sulla mia testa, come se fosse lui in realtà a volermi battezzare.
Ha un buon sapore, Andrès e un buon odore, grazie a Dio. E poi, diciamocelo, ce l’ha bello. Giusto. Scelgo di non dire: cazzo, uccello, pene, palle, testicoli, minchia eccetera, perché ci sono parti del corpo che non hanno bisogno di essere nominate per sapere esattamente di che cosa stiamo parlando.
Bello. Giusto, proporzionato. Non grosso, non sottile, non piccolo, non esagerato. Glabro, forte, perfettamente calzante. Andrès mi calza alla perfezione.
Ci sono uomini di cui mi disgustano odore e sapore e per questo ho potuto smettere all’istante di giocare con loro esibendo scuse senza senso. Quando succede è terribile. La mente mi dice Chi se ne frega, non fare la difficile! Ma il mio corpo si rifiuta categoricamente di continuare. Cresce l’imbarazzo e mai nessuna volta la mente ha vinto sul corpo e mi piace che io sia così fisicamente consapevole di quello che voglio e quello che non voglio.
Insomma, come diciamo sempre con Laura e Cristina, è sempre e comunque questione di gusti. Come quando andiamo dal gelataio e io prendo menta e liquirizia e Laura prende fragola e limone e Cristina prende cocco e cioccolato. Una sul cono, l’altra sulla coppetta e la terza in una brioche confezionata. Mangiamo tutte e tre gelato, è chiaro, ma ci piace in modi e gusti diversi.
Laura ha avuto una storia con un tizio del quale era innamoratissima. Cristina ha scoperto per caso che quel tizio era stato per anni con un’amica di un’amica e chiacchierando era venuto fuori che ce l’aveva davvero minuscolo. Eppure Laura, che è una molto attenta alle dimensioni, primo: non ha mai accennato alla cosa con noi e secondo: penso sia davvero stato l’uomo che ha amato di più, tra tutti quelli che si è portata a letto e con il quale ha avuto più che un’avventura. Noi due streghe abbiamo pensato che la cosa fosse dovuta al fatto di saperlo usare in un certo modo, ma personalmente non credo che sia solo questo. Conosco donne che non sopportano dimensioni troppo grandi e per loro troppo grandi è magari la normalità per me. Insomma, dipende. Riguardo invece all’erezione, non mi è mai capitato di andare a letto con qualcuno che “non ce la facesse”, come si dice. Mi è capitato di andare a letto con un uomo vent’anni più vecchio di me che avesse qualche “difficoltà”, diciamo. E mentre io cominciavo davvero a sentirmi imbarazzata per lui e a non sapere bene che cosa pensare, e a pensare che fosse colpa mia, per il fatto di non essere sufficientemente attraente per lui (che tra l’altro era un tipo piuttosto importante e del quale si sapeva avesse avuto parecchie donne), mi ha detto dolcemente, avvicinando la mia mano al suo sesso:
“Aiutami”, con una tale dolcezza e carineria e naturalezza (forse ha risvegliato in un istante il mio spirito da Candy Candy), che a me è venuto subito di fare esattamente quello che mi stava chiedendo: aiutarlo. Non c’è voluto molto. Io mi sono rilassata, lui anche, l’imbarazzo è sparito e tutto è andato per il meglio. Mi è piaciuto molto che quell’uomo così famoso chiedesse aiuto proprio a me e per qualcosa che mi pareva potesse saper fare benissimo da solo. Che carino.
Chissà quante prima di me, esplorando l’universo stellare di Andrès, si sono accorte che lì, proprio lì, sotto quello splendido lembo di pelle, mentre il resto sboccia e si protende, si nasconde la Stella Polare.
“Hai Cassiopea qui.”
“Cosa?”
“Cassiopea, qui. Qui l’Orsa maggiore. Qui…girati per favore…ok. Qui.”
“Mi piace come le tue dita mi sfiorano…”
“Qui l’Aquilone e…girati. Grazie…”
“Che fai? Mh?” sorride, lo vedo, i suoi capelli un poco scompigliati sulle spalle, due natiche sode da far invidia a Ismael Ivo. Se non sapete chi è, fate un Google Immagini. Ne vale la pena.
“E…e…girati di nuovo…e qui…”
Si ridistende d’istinto, non appena lentamente scopro il mio tesoro. Allarga le braccia guardando il soffitto come se fosse un eroe senza forze. Chiude gli occhi.
Ma io no. Io lo guardo.
“E lì? Cos’hai trovato…” mi chiede in un sussurro.
“La Stella Polare.” gli dico, mentre per un poco ancora, con gusto, mi diverto a coprirla e scoprirla, piano piano, con la bocca.