Prima regola: Mai tradire l’uomo che ami con l’uomo che ami

10/11/2008

Una maschera blu cobalto, sembra in ceramica, gli copre totalmente il volto. 
“E’ dello stesso colore della tua rosa”, sussurra. 
“Cosa? Puoi parlare più forte per favore?!?” 
“No. Vieni.” 
Cristo! Non è possibile! Ma dove e con chi crede di essere questo qui? Non può proprio fare questa cosa: rapirmi. Non lo può fare! 
“Senti, bello, molto carina tutta questa cosa della festa, la rosa e tutto il resto. Ma siamo persone adulte e sinceramente non mi pare il caso di continuare con quest-“ 
Mi appoggia l’indice sulle labbra. Compie gesti talmente televisivi da farmi ridere! Lo giuro! 
Stiamo risalendo le scale e ora ci stiamo dirigendo nuovamente verso la casa dove mi sono, anzi le mie amiche SI sono cambiate. Mi tiene per mano. E’ buio, ma al tatto la pelle è morbida, confortante, familiare. 
Da fuori ora la casetta è immersa in una luce violacea. A guardare bene la luce cambia, ora è verde, ora lilla, ora azzurra, bianca… 
“Chi sei? Mi dici che cosa vuoi? Lo sai che il mio fidanzato mi sta aspettando a casa in questo momento? Si chiama Andrès ed è il motivo per il quale non ho nessuna intenzione di fare giochetti strani, chiaro?” 
Ridacchia, stringe la mano e prosegue come se niente fosse. 
“Anzi, ti dico una cosa: avrei preferito di gran lunga non venire proprio a questa dannatissima festa. L’ho fatto solo per la mia amica Cri, che ne aveva tanto bisogno. Beh, anche per Laura, a dire il vero… ma io personalmente non mi sono mai sentita tanto felice in vita mia e non ho bisogno proprio ora di complicarmela, la vita…” 
Prosegue, cammina. E’ scalzo. Lo vedo solo ora, nella penombra. “Quindi, vedi, io so bene come funzionano queste feste, perché tempo fa me ne occupavo io stessa. Ero una sorta di duchessa, se mi fai passare il termine…” 
Entriamo passando dalla grande vetrata. La apre, la chiude. Migliaia di candele illuminano il salone. La casetta è deserta. Non c’è più nessuno. Ci siamo solo io e lui e in questo istante mi accorgo di aver potuto facilmente e con semplicità lasciare la sua mano e voltare le spalle. Invece non l’ho fatto. 
“Tra l’altro credo proprio di essermi innamorata. Innamorata davvero e per la prima volta. Voglio dire, non è che questo escluda il fatto di potersi divertire con cose stuzzicanti tipo olii, profumi da bagno, cose dolci da leccare dopo averle spalmate sul proprio corpo o su quello del proprio amato…ma intendo per la prima volta, provare certe cose, solo con lui, per il piacere di farlo insieme alla persona che amo. So che non riesci a capire, però è così…” 
Cammina e raggiunge una delle stanze che prima erano semichiuse e sembravano “abitate” da altre persone. 
Quella in cui mi fa entrare ha un separè in carta di riso, dipinto con grandi fiori di giliegio rosa, a mano e con sapienza. Dietro al separè, si intravede –penso- una specie di grande vasca piena d’acqua. Vedo ombre d’acqua azzurra proiettarsi sul soffitto, candele che danzano, profumi che putroppo non so nominare. Frangipane, si. Frangipane, forse. 
“Si, si…certo. Bellissima l’atmosfera, bello tutto. Ma ci sono tante donne lì fuori, e molto molto più belle e interessanti di me, sai? Guarda scusami ma ora questo giochetto deve proprio finire. Ti ringrazio molto Duca, perché insomma, tutto sarebbe stato perfetto se fosse accaduto qualche giorno, no, qualche mese fa, diciamo. Diciamo qualche mese fa. Ma ora, vedi, il mio cuore è veramente veramente occupato e non ho nessuna intenzione di. Nel senso, non ne sento proprio la necessità, capisci? Magari ci possiamo risentire tra un po’, fare il punto della situazione e capire se tra di noi ci si possa divertire in qualche modo…magari tra qualche mese non sarò più la donna innamorata di adesso, chi può dirlo…No?” 
“Aspettami qui”, sussurra lui e non appena lascia la mia mano, a me d’istinto viene da riacchiapparla, per sentirmi di nuovo al sicuro. 
Mi fermo, lui sparisce dietro il separè in carta di riso e, diavolo, inizia uno spogliarello alla Nove settimane e mezzo, da farmi venire i brividi! 
Si slaccia piano piano i pantaloni leggeri, se li sfila e indovino il profilo delle sue lunghe gambe, vedo l’ombra delle dita affusolate dei suoi piedi, il movimento morbido delle sue spalle. Ora si toglie la maglia, si avvicina un po’ al separè e appoggia il viso alla trasparenza della carta di riso. Indossa ancora la maschera. Mi manca il respiro. Appoggia le mani al separè. 
Poi avvicina una mano alla maschera e se la toglie, facendola cadere per terra. S’immerge nell’acqua. 
“Vieni?” 
Sussurra. L’acqua proietta ombre che danzano al ritmo del fuoco. 
“Non posso. Senti guarda, ti ringrazio ma io proprio non-“ 
Dico mentre muovo i primi passi verso il separè. La mano si apre lasciando cadere la rosa blu ai miei piedi. Perde qualche petalo che rotola lontano. Mi sfilo le scarpe. 
“Non posso-“ 
Mi sfilo il vestito e passo la soglia. 
E vedo. 
Quest’uomo nella penombra. 
“Vieni, Angelique. Vieni e raccontami…Raccontami com’è stata questa festa…” 
“E’ all’uomo che amo, che dovrei raccontare com’è andata questa festa. Glielo avevo promesso…” 
Mi immergo nell’acqua, mi avvicino a lui, chiudo gli occhi e ci baciamo, e lui mi accarezza il seno e scende fino al mio sedere e a me viene da toccarlo subito e sentire quanto sia eccitato. Ma c’è qualcosa in questo bacio, qualcosa di tanto tenero da spezzarmi il cuore, qualcosa di riconoscibile nella lingua, nelle labbra morbide, qualcosa di già sentito nella stretta della sua mano, qualcosa che mi piace e mi attira. 
Apro gli occhi. 
“Eheh…ci sei proprio cascata, mh?” 
Andrès. 
Il mio Andrès. 
Lui. Proprio lui. 
Il Duca.