Preparativi
Mi preparo per accogliere Andrès e la gatta mi guarda con una domanda negli occhi che non riesco a decifrare. La mia gatta nera, ha neri anche i polpastrelli delle zampe, anche i contorni della bocca, anche il palato. Ha il pelo che luccica, al sole e, al momento, sembra che muova la coda a ritmo di musica. Sto ascoltando gli Air. Rimane seduta anche adesso, sul davanzale della finestra del mio piccolo bagno, a guardarmi mentre mi rado le gambe, passando il rasoio sulla pelle un poco umida, liscia di sapone. Non ho un buon rapporto con le lame. Mi taglio sempre. Più sto attenta e più mi taglio e infatti sento subito il polpaccio che brucia. Prende a sanguinare un pochino. Apro l’acqua della vasca e inizio a riempirla ma mi ci infilo dentro prima che sia piena. Mi piace sentire l’acqua che scorre, mi piace fare il bagno con le finestre aperte. Aggiungo qualche goccia d’essenza d’arancio. Chiudo gli occhi lasciando che il vapore imperli il viso e mi rilasso pensando al momento in cui arriverà Andrès. Non vedo l’ora. Non rimango troppo immersa, perché non mi piace che la pelle dei polpastrelli s’arricci in quel modo strano, quando si sta troppo in acqua. Esco dopo una ventina di minuti per andare, avvolta in un asciugamano di spugna bianca, verso la camera da letto, a decidere che biancheria indossare. Lei mi segue. Curiosa com’è non avevo nessun dubbio.
Scegliere la biancheria giusta è un momento al quale dedico molta attenzione. Qualcosa che faccia look, ma non impegni? Qualcosa di sportivo, acqua e sapone? Qualcosa di monto sensuale, nero e viola? Qualcosa di divertente, per sdrammatizzare e giocare? Come voglio che sia questa storia? Voglio che Andrès sia il mio “friend with benefits”, oppure voglio che questa storia inizi in modo diverso? Non riesco a decidermi. Perché è così difficile? Non lo è mai stato. Decido per qualcosa che faccia look ma non impegni: reggiseno a balconcino in raso nero, stile francese, lievemente imbottito e culotte a vita molto bassa, raso nero ovviamente, morbide. Mi guardo allo specchio e mi stupisco sempre di come con la luce diversa la biancheria intima cambi “sapore”. Cammino a piedi scalzi fino ad arrivare al mio nascondiglio di essenze, boccette di vetro che Laura mi porta quando ha qualcosa di nuovo da farmi provare. Contengono profumi da indossare con il contagocce. Laura, la mia migliore amica, di mestiere fa “il naso”, mentre il completino in raso nero che “fa look ma non impegna”, me lo ha regalato Cristina, la mia seconda migliore amica che di mestiere vende biancheria intima.
Spesso, Laura, me la sono portata agli appuntamenti per farle annusare i tizi con i quali avevo intenzione di uscire. Di uno, una volta mi ha detto che quel tizio aveva un odore acido, “trattenuto” e la storia è andata a finire molto male. Aveva qualcosa da nascondere. Non solo “qualcosa”! Ma qualcuno, direi. Una moglie, due figli e un’altra vita in un’altra città. Bestiale! Tratteneva la verità, ecco che cosa tratteneva…
Di un altro mi ha detto che era dolce ma qualcosa non la convinceva e non riusciva a capire che cosa. Sentiva un fondo di vaniglia in lui che la lasciava sorpresa. Ma di questo non posso raccontarvi quale fosse il segreto. Non ora, per lo meno. Comunque, dentro ad ognuna di queste boccette di vetro, c’è un uomo. Se le apro e le annuso, come il genio con la lampada, mi vengono in mente tre ricordi (no: purtroppo non tre desideri da esprimere…)
Per Andrès ci vuole decisamente qualcosa di speciale, di nuovo. Non posso riciclare un’essenza per Andrès. Laura deve entrare in azione subito. Adesso.
“Ciao. Quanto tempo hai per me?”
“Zero. Dimmi.”
“Stasera viene un tipo a cena, qui a casa…”
“Oh. Ma va? E perché non mi hai detto niente?”
“Arriva alle nove…”
“Perché non mi hai detto niente?”
“Non so che dirti di lui…mh…anzi si! L’altra sera mi ha salutato con un bacio sulle labbra. E poi mi ha chiesto scusa.”
“Che? Dai, non scherzare.”
“Te lo giuro.”
“Pronto? Ma sei tu? Angelique?”
“…”
“Non ci credo che vuoi uscire con uno che ti ha chiesto scusa…OH, MIO, DIO!”
“Allora? Che cosa mi metto? Quello che ho usato con quel tizio, come si chiamava? Alfio? Quell’essenza di mare che mi avevi preparato? Io penso che vada bene, no?”
“Macché essenza di mare! Macché Alfio…tu non ti rendi conto!”
“La smetti di urlare?”
“Stai invecchiando! Stai uscendo con un tipo che ti ha chiesto scusa dopo un’innocente strofinatina di labbra?!? E soprattutto non mi hai detto niente?!?”
“Non mi sembra il caso di farne un dramma.”
“Ti richiamo. Ho bisogno di tempo per digerire la cosa. Ciao.”
Ha messo giù il telefono. Se non fossimo amiche e non la conoscessi dalle elementari, direi proprio che mi ha sbattuto giù il telefono. Ma fa sempre così. Cioè, è il suo modo per dirmi di si, per dirmi che ci lavorerà. Dopo un’ora il campanello di casa suona per tre volte. E’ lei e in mano tiene una di quelle sue boccette preziose.
“Dio mio! Ti ha chiesto scusa! Non posso crederci…“ entra con il suo casco di capelli rossi e ricci e, come sempre, litiga con la gatta perché Laura tende sempre a sedersi sulla sua sedia preferita. Scuote la testa come se avesse sentito la più assurda delle storie. Poi, dopo almeno due minuti di scuotimento, inizia a darmi le sue indicazioni:
“Allora, tieni. Mi raccomando due gocce sulle caviglie e al massimo una al centro dello sterno, tra le tette, insomma…
“…”
“Dunque: nota di testa: fresca, lavanda. Nota di cuore: speziata, pepe nero d’India, mousse d’arbre. Nota di fondo: floreale, petitgrain. Mi raccomando, poche gocce, che con questo Andrea-“
“Andrès”
“Vabbeh, come si chiama lui, non c’è da scherzare. Capace che svenga dopo il primo slinguazzamento lungo più di trenta secondi…Non chiamarmi per farmi sapere com’è andata, tanto non rispondo al cellulare questa sera, esco anch’io. Ciao ci vediamo. E salutami quel tizio perché tanto non durerà. Ti stancherai delle sue smancerie del cacchio praticamente subito. Già lo so….”
Così com’è arrivata, se ne va via, Laura, lasciando nell’aria una idea rosso fuoco.
Prendo la boccetta in mano, la guardo in controluce. Difficile credere che dentro a questo liquido trasparente si nascondano tanti segreti. La apro e annuso come mi ha insegnato lei: senza appoggiare la punta del naso all’essenza. Annusare cercando di capire le tre note caratteristiche. Rimango in “ascolto” finché non le sento tutte e tre e poi mi vesto con questo nuovo profumo. Due gocce sulle caviglie una tra i miei seni. Sono pronta. Tutto quello che mi metterò sopra, questa sera, non ha molta importanza.
Il campanello della porta suona alle nove precise. Cammino lasciando svolazzare la gonna e apro.
Lui mi guarda. Ha un sorriso che mi toglie il fiato. Piega un po’ la testa di lato e mi bacia sulla guancia porgendomi un mazzo di fiori di campo gialli.
“Oh, grazie…”
Rimane in ascolto del mio collo, mi annusa, penso.
“Che buon odore che hai”, dice.