Non voltarti. Non adesso.
Ore 00.30
Le mie due amiche in pochi minuti sono pronte per uscire con quelli che non oserei definire vestiti. Perché il vestito serve per vestirsi, in effetti. Loro non sono decisamente vestite. Sono parecchio svestite.
Cri apre la porta mettendosi le mani dappertutto per coprirsi.
“Guarda che così non va, eh! Cerca di rilassarti, di godertela! Quando ti capiterà più di andare in giro con due stelle luccicanti sui capezzoli, mh?”
“Dio…Dio…Dio!”
“Però devo dire che non mi piace vedere quelle farfalle sotto il costume. Sai che secondo me dovresti toglierle?”
E in un secondo, Laura sta già infilando le mani tra le tette della Cri. E’ velocissima!
“Via una!”
“Ehi…Ma che cacchio…”
“E via l’altra! Olè! Libere, belle! Potete andare a svolazzare alla ricerca di altri bei capezzoloni dove appoggiarvi!”
La Cri strappa dalle mani i suoi copricapezzoli e li infila nella borsetta.
“Sono miei…”
“E tu?” mi chiede Laura guardandomi uscire con la rosa blu in mano ma ancora totalmente vestita.
E io niente. Insomma, non avrete mica pensato che sarei uscita nuda in una festa, di sconosciuti, vero?
“Oh, siete pronte?” Piccolo Buddha ci raggiunge. “Prego, seguitemi.”
Veniamo riaccompagnate verso il bar e verso l’entrata. Piccolo Buddha apre la grande porta finestra che dà sulla stradina di sassi.
“Ecco…l’ultimo tocco. Queste sono per voi.”
Ci consegna tre maschere. Una argentata per Laura, una rossa per Cristina e una nera per me. Tutte e tre con qualche piuma svolazzante e intarsiate di paillettes luminose. Questa maschera mi fa sentire al sicuro. Ora potrei anche spogliarmi, penso mentre annuso la rosa. Questa maschera potrebbe funzionare come un mini-burqua, insomma. Ma ancora non riesco a capire come mai io non abbia potuto vestirmi come si deve. Mi sentirò comunque poco a mio agio così.
Camminiamo lungo il vialetto.
“Non hanno ancora cominciato. Aspettavano voi, in effetti” dice Piccolo Buddha.
Alla fine della strada, siamo come sopra una piccola collinetta e sotto di noi c´è solo qualche scalino ancora da scendere e poi, e poi c’è finalmente La Festa.
Rimaniamo tutte e tre a bocca aperta, mentre Piccolo Buddha ci saluta.
“Bene. E’ stato un piacere conoscervi. Questa è la festa. Spero che vi divertiate.”
Bacia la mano a tutte e tre e poi se ne va (Laura fissando il suo sedere bello sodo allontanarsi).
Una piscina enorme, di una forma varia. Si allarga e poi si restringe e poi si riallarga di nuovo e poi si restringe quasi subito nuovamente. Ci sono tre vasche, insomma. Attorno è piena di candele come quella che ho trovato dietro al mio paravento, ma hanno colori diversi e forse fragranze diverse. La piscina, sul fondo, è illuminata debolmente. Ogni vasca ha un colore diverso. Una è più bianca, quasi argentea, l’altra è rosata e l’ultima è violacea.
Attorno alla piscina ci sono dei lettini di legno. Tutti quanti sono a due posti o a tre. Nessuno è singolo. Seduti sui lettini, ci sono dei maschioni con mascherina. Un maschione per ogni lettino. Sono molto muscolosi e sono vestiti solamente con dei pantaloni di lino bianchi arricciati sulla vita. La loro mascherina è nera.
E ora parliamo pure degli invitati.
Siamo tutti mascherati e tutti vestiti con la lingerie più ricercata. Le donne indossano morbidi pizzi, babydoll che giocano con le trasparenze, culotte in stile burlesque abbinate a coprcapezzoli, oppure solamente il pezzo sotto con sopra invece tre catenelle che si allacciano al collo. Gli uomini sono più sobri, alcuni hanno a un solo polso manette con piccoli Swarovski luminosi incastonati, altri invece hanno bracciali in cuoio, altri niente.
La gente è ancora distante dalla piscina ed è raggruppata alla fine di altre cinque scalinate come quella nella quale siamo ferme io e le mie due amiche.
Mi guardo intorno e sono l’unica, l’unica ad avere una rosa blu in mano.
Non appena scendiamo le scale, tutti ci guardano, come se stessero aspettando esattamente noi per cominciare qualcosa che ancora non sappiamo…
“Voglio andare a casa…” piagnucola la Cri
“Zitta e sorridi. Hai una maschera, te lo ricordi?” suggerisce Laura.
Non appena loro due, che sono davanti a me, toccano l’ultimo gradino, tutte le luci si spengono e io rimango in bilico, qualche gradino più indietro, illuminata da una specie di occhio di bue violaceo.
Non vedo più nessuno.
Mi sento da sola.
Sento la presenza di tutti.
Ma non vedo nessuno.
Stringo la mia rosa blu.
Mi guardo intorno, cercando.
Mi batte il cuore.
Ho paura.
Finché la mia mano non viene afferrata con dolcezza e decisione, da qualcuno, dietro alle mie spalle.
“Non voltarti. Non adesso.” sussurra.
Sento che scende un altro scalino e ora è dietro alle mie spalle. Sento il suo corpo aderire alla mia schiena nuda. Sento che lui è a petto nudo, che la sua pelle è liscia e molto morbida e che la mia reagisce istantaneamente a questo contatto invisibile. Mi lascio impressionare come una carta fotografica colpita all’improvviso dalla luce del sole.
“Tranquilla…rilassati…” sussurra vicinissimo al mio orecchio, mentre trattengo il fiato e abbasso la mano che stringe la rosa, come in segno di resa.
“Ti piace la rosa?” mi chiede.
“Molto”, dico.”
L’occhio di bue rimane ancora su di noi mentre una voce annuncia:
“Il Duca vi dà il benvenuto! La festa può cominciare. Prendete pure posto sui lettini, potete scegliere con chi stare, ovviamente. Le regole del gioco già le conoscete. Per chi fosse qui per la prima volta, vi basti sapere che cominceremo con un trattamento sensuale per la pelle, per poi passare ad immergerci nell’acqua…Rilassatevi, chiudete gli occhi e godetevela…”
Il Duca.
Ora saluta gli invitati sempre tenendomi per mano e rimanendo dietro di me.
“Ti piace il suo profumo?” mi dice, ma sussurra, mentre gli invitati lo applaudono, le luci si alzano leggermente e io già non vedo più le mie due amiche. Vedo solo maschere e maschere e maschere e, insomma, alla fine penso che siamo solo io e lui. Voglio girarmi e guardarlo negli occhi. Sussurra così non posso riconoscerne la voce. Cerco di affinare il mio olfatto, cerco di sentire quale sia la nota che caratterizza la sua pelle, ma non ci riesco! Dov’è Laura?
“Mi giro”, gli dico.
“D’accordo”, sussurra lasciandomi la mano e appoggiandola proprio al centro della schiena. Tutto il palmo, all’ingiù, con le dita rivolte verso il mio osso sacro.
Mi fa sentire al sicuro la sua mano che inizia a scaldarmi, in quel punto.
Ma mi ha totalmente “bloccata”. Ho solo voglia di rilassarmi, ora. Di chiudere gli occhi e farmi portare via…