Gigi
Ore: 23.30
Arriviamo al posto prefissato. Si trova un po’ fuori città. Un parcheggio è illuminato da luci basse e sembra già abbastanza pieno di macchine.
Macchine di una certa cilindrata, ovviamente.
Non appena arriviamo all’entrata del parcheggio, un uomo con una mascherina nera sugli occhi ci fa cenno di abbassare il finestrino.
“Nome?”
“DeVil.”
“Oh…Angélique?”
“Si.”
“Benvenuta. Se vuole lasciarmi le chiavi dell’auto, ci penserò io a parcheggiarla.”
Abbronzato (lampade) maglietta bianca, petto rinforzato, bicipiti da paura.
“Io vado con lui. Ok, ragazze? Non vi offendete vero se vi lascio qui?”
Laura non sta scherzando, ma fortunatamente veniamo immediatamente raggiunte da una specie di macchina da golf. Una di quelle macchinine che servono per spostarsi sui campi da golf.
Guidata da un altro maschione.
Altra mascherina nera.
Altra maglietta bianca.
Pettorali della madonna.
Questa volta, anche un accenno deciso di libreria addominale…
“Anzi no. Ci ho ripensato. Mi faccio un bel giro sulla papamobile con…con?” chiede Laura mentre sale seguita da Cristina (penso che pronuncerà la sua prima parola tra una buona mezz’ora) e da me (e dalla mia vertiginosa scollatura).
“Salite, prego. Benvenute”
Io e Cri ci sistemiamo dietro. Anche perché non ci sarebbe nessuna possibilità di battere Laura sul tempo. Si piazza di fianco al posto del guidatore e sorride fissando negli occhi (mh…forse anche un po’ più giù), questo povero ragazzo innocente.
“Ok. Posso chiamarti Gigi? Piacere Laura.”
Laura porge la mano a Gigi.
Gigi guarda la mano. Poi guarda Laura. Poi stringe la mano a Laura.
“Carino…” dice lei girandosi verso di noi e facendoci l’occhiolino.
“Ora faremo un breve tratto in mezzo al bosco di pioppi e infine raggiungeremo il party.”
“Gigi… Era il nome di un amico rugbista che ti somiglia molto. Lui ora fa il cuoco. Tu che fai di bello invece?”
“Fa questo, Laura…c’è da chiederlo?”
“Ah, ho capito. Ma quando stacchi? Quand’è che finisci di lavorare?”
“Beh, intanto potresti “farlo” lavorare Laura…”
“Non si preoccupi, signora…”
“Non sono una signora.” Cri, con tono deciso.
“Oh, mi scusi….come devo chiamarla? Signorina?”
“Cri va benissimo.”
“Cri…non c’è problema. La sua amica non mi disturba affatto…”
“Gigi” guarda dritto e tace, mentre guida agilmente la macchinetta tra gli alberi.
Ore 23.45
“Wow. Quest’aggeggio fa meno casino di un vibratore! Fantastico!”
“Laura, penso che a questo ragazzo non freghi assolutamente nulla di quanto rumore faccia il tuo vibratore…”
“Non parlavo del mio. Parlavo dei vibratori in generale…Mah, era così…tanto per parlare di qualcosa, per fare conversazione…”
A volte mi chiedo dove le ho trovate. Forse nel pacchetto scaduto di qualche sottomarca di patatine fritte…
“Manca molto?” chiedo.
“No, signora DeVil. Ci siamo quasi.”
Già. Patate fritte. Mh…Si. Possibile. Scadute. Si, sicuramente.
La macchinetta elettrica passa attraverso una foresta di pioppi spettacolare. La falcetta di luna prosegue il suo corso per tentare di raggiungere il sole e, per ora, è quasi sopra le nostre teste. Ci sono piccole candele colorate adagiate per terra. Alcune lanterne sono appese ai pioppi e l’atmosfera è molto soft.
Hanno inoltre addobbato ogni tanto gli alberi di un tulle bianco, semitrasparente.
“Siete equipaggiate, vero?”
Chiede “Gigi” ad un certo punto.
“In che senso?”, chiede Laura “Beh, comunque sia io penso di si. Penso proprio di essere equipaggiata…”
“Avete il costume da bagno, intendo.”
“Ang, di che parla?” Cri si agita immediatamente.
“Scusi ma…non sapevamo di dover portare il costume da bagno…non c’era scritto sull’invito.”
“Capisco. Non c’è problema. E’ un Poolparty. Ma in effetti la cosa è stata decisa all’ultimo momento…per via del clima. Ha sempre piovuto i giorni scorsi e il Duca non sapeva se avrebbe potuto organizzare un poolparty oppure no…”
Duca, poolparty, costumi da bagno. Ottimo.
“Facciamo una piccola deviazione, se non vi dispiace.”
“A me, non mi dispiace per niente.”
Gigi fa curvare leggermente la papamobile. Usciamo d’incanto dal boschetto di pioppi e ci troviamo su una stradina di sassi circondata da un prato d’erba appena tagliato. In fondo alla stradina, una casa di legno, illuminata, molto squadrata, dal sapore decisamente Nordeuropeo. Legno scuro, finestre perfettamente quadrate.
Fuori dalla casetta, un nuovo maschione, mascherina nera, maglia bianca. Pelato, alto, abbronzato.
“Prego. Potete scendere qui. Vi daranno tutto l’occorrente. Per accedere alla festa, potete uscire dall’altra parte, percorrere il piccolo viale e troverete il posto.”
“Come, Gigi? Ci molli qui? Così? In mezzo al niente? Con questo sconosciuto?!?”
“Forza, muoviti…” La Cri trascina Laura verso l’entrata della casetta in legno.
“Arrivederci, grazie e buon lavoro.” dice la Cri a Gigi che rimane sospeso tra il rispondere e il continuare a fissare la sua profonda scollatura, mentre, tirandosi su il vestito, scende dalla papamobile.
“A lei buon divertimento, Cri.” Dice “Gigi” prendendole la mano e baciandogliela di sorpresa.
Cri resta un istante senza parole. Da quanto tempo qualcuno non le faceva un gesto così carino? E perché, perché, perché, a farglielo è un uomo che viene pagato per questo?
Sia come sia, penso che sia già un inizio.
La papamobile si allontana e Cri rimane lì imbambolata, mentre Laura è già corsa in avanti a presentarsi al terzo maschione. La sento che dice Piacere Laura…
“Mh…ti ha decisamente guardato le tette.” Dico a Cri risvegliandola dai suoi sogni ad occhi aperti.
“Dici…”
“Si si…”
“Ma hai visto cos’ha fatto? Mi ha fatto il baciamano…Era da un sacco di tempo che qualcuno non…”
“Forza, andiamo che è tardi!”
Prendo la mia amica per mano (la stessa toccata dalle labbra invitanti di “Gigi”) et voilà.
Entriamo nella casetta di legno Nordeuropea.
Ore 23.55