Finalmente siamo riusciti ad incontrarci di nuovo. Siamo in una fase di danze di sguardi. Ieri sera mi ha salutata, prima di andarsene, con un bacio tra le labbra. Poi mi ha guardata chiedendomi scusa. Se non l’avesse fatto, se non si fosse scusato, non gli avrei permesso di uscire e di andarsene. Ma era tardi e soprattutto non era da solo e soprattutto: che cosa nascondono queste scuse? Perché un uomo dovrebbe scusarsi di un bacio della buona notte? Un bacio sulle labbra, certo, ma pur sempre un bacio?
Ho organizzato una cenetta tra amici, un modo come un altro per rivederlo e per vedere come si sarebbe mosso nel mio territorio. Si è presentato con in mano due morbidi fiori blu-notte, rubati dal giardino del vicino (un vicino che mi canta le serenate, la mattina, per svegliarmi). Per un po’ ha girato la testa misurando lo spazio con lo sguardo. So esattamente quando ho pensato che l’avrei volentieri trasformato nel “mio uomo” per qualche tempo. E’ stato tra un “Se” e un “decidessi di trasferirti qui”. L’ho pensato in quell’istante, mentre versava il liquido sanguigno nel bicchiere. Lo ha fatto inclinando un poco la testa e lasciando scoperto un pezzo di pelle che non avevo notato prima. In quel triangolo isolato di pelle c’è una costellazione. L’ho guardata bene e mi è sembrata proprio l’Orsa Maggiore. Se ho ragione, significa che da qualche parte troverò anche la Stella Polare, spostando lo sguardo un po’ più a destra. Così, non vedo l’ora di spogliarlo per mappare la sua schiena e per capire che pezzo di universo si porta dietro.
Mi piacciono i nei. E’ così. Mi sembra che possano nascondere dei disegni, dei messaggi. E quando li guardo, mi viene sempre in mente la cosa più bella che un uomo mi abbia mai detto mentre facevamo l’amore:
“Vorrei dipingerti la schiena di grandi fiori. Gialli e rossi.”
La cena è andata avanti normalmente fino al momento dei saluti, quando ha decisamente appoggiato le labbra sulle mie e ha chiesto subito scusa. Siamo rimasti a guardarci per quei famosi istanti che non passano mai (quelli di cui tutti scrivono e parlano) e infine se n’è andato, insieme a tutti gli altri.
A questo punto mi piacerebbe molto che fosse lui a fare il secondo passo. Voglio dire: l’ho invitato nella mia casa, lui se n’è andato e ora mi aspetterei una chiamata, un secondo invito a cena…Il fatto è che, quelle “scuse”, dopo il bacio di saluto, mi hanno messa in guardia, mi hanno fatto capire che la danza di sguardi non è ancora finita e che lui ha un carattere particolare, romantico forse. E a me questa cosa piace, anche se non so davvero quanto e come resistergli. Ora farò così: aspetterò un giorno, ventiquattro ore e se non si farà sentire, sarò io a farmi avanti. Perché è vero che tutte noi sogniamo il principe azzurro, ma è pur vero che nessuna di noi è davvero una principessa. Quindi, scenderò dalla mia torre (che non c’è) e farò il secondo il terzo e il quarto passo, fino a che non mi troverò davanti a lui. E poi vedremo come andrà a finire, se mi bacerà e chiederà di nuovo scusa, se non mi bacerà per niente… Diciamo che se andrà a finire, sarò in grado di farvi l’elenco preciso delle costellazioni presenti sulla sua schiena. E voi leggerete con me un cielo inedito.
Lui si chiama Andrès. E’ argentino.
Andrès
27/05/2008