La rosa blu
“Oh, la signora DeVil…si accomodi. Il Duca ha già predisposto ogni cosa per voi, in effetti. Seguitemi.” Il piccolo Buddha pelato, che in effetti tanto piccolo non è, ci fa strada all’interno della casa di legno.
L’interno è assolutamente minimale. Per terra legno scuro. All’entrata due sofà in stoffa bianca. Le luci sono basse e il pavimento è incorniciato da una specie di marciapiede in sassi di fiume. Ogni tanto, un lumino acceso con una piccola fiammella danzante.
Ci sono grandi finestre rettangolari che bordano il pavimento e danno verso l’esterno. Da una si intravede la foresta di pioppi illuminata di fiammelle e la papamobile con “Gigi” alla guida che si allontana velocemente.
“Quant’era carino…” sussurra la Cri ad un certo punto guardando “Gigi” con aria sognante, facendomi notare implicitamente di non essere l’unica a guardarmi intorno con attenzione, ma soprattutto facendomi notare quanto, di un luogo, persone diverse notino cose assolutamente diverse.
“Chissà quanto prende all’ora…” sussurra Laura guardando “Gigi” con aria scopereccia, direi, facendomi implicitamente notare quanto le mie due amiche siano davvero una al polo sud dell’altra.
“Volete qualcosa da bere?” chiede il Piccolo Buddha mentre ci accomodiamo nel piccolo salone. Divani bassi bianchi, tavolino basso in legno nero e American Bar, sempre in legno nero.
“Puoi farmi una clara?”
“Birra e limonata…certo che sì.”
“Anch’io l’assaggio.”
“Ok, tre. Va bene anche per me”, chiudo infine.
Il piccolo Buddha si muove dietro all’American Bar proprio come Tom Cruise in quell’orribile film in cui lui faceva il barista americano e cuccava lanciando in aria le bottiglie di vetro e riprendendole al volo. Ci sono differenze evidenti tra i due e devo dire che preferisco il Piccolo Buddha, se proprio devo dare un giudizio.
“Ecco, prego.”
“Evviva! Alla salute! Tu non bevi con noi?” chiede Laura.
“Magari non può perché è in servizio, no?!?” Cri.
“Volentieri, bevo qualcosa con voi. E’ un onore per me conoscere la signorina DeVil…”
Mio Dio…eppure sono più di otto mesi che ho smesso il mio mestiere e ho cominciato la mia nuova vita…come fanno le persone a sapere chi sono? Gente che tra l’altro non conosco neppure…
“La ringrazio ma…”
“Niente ma.” dice lui, mentre finisce di prepararsi la sua clara, per farci compagnia. “E’ un onore e basta.”
Ah, beh. Se è un onore, allora. Alla salute!
Ore 00.11
Da un´altra finestra che sta sul fondo, si vede il proseguimento della stradina di sassi, che sparisce dietro ad una piccola collinetta. Da dietro la collina appaiono delle luci. Penso che sia lì il Poolparty. E’ sicuramente quella la strada che dovremo percorrere dopo. Il piccolo Buddha guarda l’ora.
“Ora venite, da questa parte. Prego.”
Lo seguiamo in un corridoio sul quale si aprono varie stanze. Le porte però sono coperte da tende in seta grezza sottilissime. Si intravedono appena delle persone, dietro a quelle tende, ma il silenzio è totale, quasi ovattato. Al fondo del corridoio un’ultima stanza con una tenda rossa. L’entrata è più grande delle altre.
Ore 00.15
“Potete entrare qui. Nei camerini troverete probabilmente le cose che il Duca ha deciso per voi. Angélique, al centro; Laura a sinistra e Cristina a destra. Quando avrete terminato, tornate verso l’entrata. Sarò lì ad aspettarvi.”
Il piccolo Buddha pelato ci lascia da sole.
Nella stanza la luce è soffusa e blu. Di fronte a noi ci sono tre paraventi bianchi montati su una cornice di legno violacea, ma scura. Il pavimento in legno ora è ricoperto di una morbida moquette sempre color melanzana.
“Ehi…ma lo sentite anche questo profumo?” chiede Laura ad un certo punto, rompendo il silenzio di stupore che ci avvolge.
“Che profumo?”
E in effetti, se lei non l’avesse detto, non avrei prestato attenzione alla cura dell’olfatto in questo luogo, oltre che di tutto il resto. Ora lo sento, il profumo.
“Di che si tratta?” sussurro alla mia amica, mentre la vedo già al lavoro, con il naso un poco all’insù ad annusare l’aria. Se non sapessi che mestiere fa, e se non la conoscessi, non mi accorgerei neppure che sta assaggiando l’aria con il naso.
“Cannella e un fondo di cioccolato. Cioccolato fondente.”
“Oddio! E io dovrei mettermi questa roba?!? Stiamo scherzando, vero? Questo benedetto Duca è pazzo!”
Cri esce da dietro il suo paravento con in mano un costume bianco finto- intero, con una specie di catenina che unisce il sopra con il sotto.
“E questi cosa sono?”
Cri ha in mano qualcosa, mi avvicino e vedo due farfalle bellissime, adesive.
“Fantastici…copricapezzoli, direi.” suggerisco.
“Mh…un bel porcellone questo Duca, eh…vediamo che cosa ha pensato per me…”
“Copricapezzoli? Cioè me li dovrei appiccicare al seno?”
“Si. Ma puoi chiamarle Tette, Cri, per favore? Seno mi fa un po’ vecchia ottantenne…” urla Laura da dietro il suo paravento.
“Ehi!!!! Guardate qui che spettacolo!!!”
Laura esce con in mano un reggiseno leggerissimo in tulle bianco.
“Ma questo non è un costume…” e di sicuro non mi sbaglio. Incornicerà il seno lasciandolo completamente scoperto.
“E che ne dite di questo tanga Apri e Gusta???” Ridacchia Laura, mentre ci mostra il pezzo sotto, leggerissimo anche questo, in tulle bianco con un’apertura sul retro, proprio lì, ornata da un fiocchettino rosa molto carino.
“Uh! Non vedo l’ora di provarlo!!! Anzi, no! Ang! Facci vedere che cosa ha pensato per te il Duca…”
“Ok.” Dico.
E appena mi infilo, da sola, dietro al paravento, vedo solo un piccolo sofà, lievemente illuminato dalla luce di una candela appoggiata su un tavolino di vetro. Il sofà è di vimini intrecciato e con cuscini bianchi decorati di perle che sembrano di fiume.
Appoggiata sul sofà c’è una rosa. Cerco i miei “vestiti”, ma non li trovo e lo sguardo continua a cadere su quella solitaria Rosa Blu.
Attorno al gambo ha un laccetto di raso blu anche lui.
Nient’altro.
Non c’è nient’altro dietro al mio paravento…
“Allora?” urla Laura.
“Dai! Facci vedere!”
E, che dire? Ragazze: non c’è niente da vedere? Prendo in mano la candela e mi accorgo che in realtà non è una candela. Anzi, non è SOLO una candela. E’ accesa ma quella che doveva essere cera, si è sciolta trasformandosi in olio da massaggio. Sa di cioccolato. Ecco da dove veniva quel profumo leggero ma intenso.
“Ehi! Allora, vuoi dirci???”
“Non c’è niente…”
“Dai, non c’è niente….è che non si vede!” urla Laura.
Le due teste, la bionda e la mora, sbucano da dietro il paravento.
“Cavolo, hai ragione. Non c’è niente per davvero.”
Prendo la rosa, gliela mostro.
“Una rosa?”
“Una sola rosa blu?”
“Brave. Avete passato l’esame di botanica…”
“Poteva almeno regalartene una cinquantina, scusa eh! Che pidocchio…”
“Senti, vuoi che vada a chiedere a quel signore, lì fuori, dove sono i tuoi vestiti? Lui magari sa…”
“Macché Signore, Cri! Che cosa vi dice questa rosa, mh? Non vi dice niente? Ve lo dico io che cosa vi dice. Il Duca la vuole come mamma l’ha fatta. A me pare chiarissimo, no?”
Non so, Laura. Ma mi batte il cuore e voglio un burqa. Adesso.
“Aspetta, ma guardiamo bene…magari qui da queste parti…”
“Cri! Non c’è niente di niente! Dai vestiamoci…Ehehehe! Noi…”
E spariscono, mentre Laura continua a ridacchiare.
E io mi siedo sul sofà, con la rosa in mano, e le ginocchia piegate all’interno, che si toccano, e la mia scollatura vertiginosa che scende ancora di più, e mille domande nella testa, delle quali forse solamente una è quella per la quale vorrei ricevere una risposta da qualcuno! Sorrido, annuso la rosa blu che ha un odore delicatissimo. Prendo la candela in mano, la spengo. Immergo l’indice sull’olio ancora caldo. Lo annuso, mi viene da leccarlo…
Inutile dirvi che in pochi sanno che questo è esattamente il mio fiore preferito. Esattamente questa Rosa Blu.