Fuori Salone 2010
Milano, 14-19 aprile 2010
Angélique DeVil. Eros e Design al femminile per il Fuori Salone 2010
In occasione della settimana milanese del design (Milano, 14 -19 aprile) Angélique DeVil, il concept store dell’erotismo di lusso in Via Cerva, presenta due progetti esclusivi che intrecciano forme sinuose e desideri femminili: “Voluttuose confessioni” e “The Flower’s Choice”.
Cocktail di inaugurazione in programma giovedì 15 aprile, ore 18.00, con Veuve Clicquot.
"Voluttuose confessioni" di Catherine Faity mette in scena, attraverso arredi e quadri sensuali, la storia della ricamatrice che tesse il suo racconto con il filo e l'ago, facendo affiorare dal profondo "les rèves les plus fou". L’ago e il filo diventano così gli strumenti universali che l’artista sceglie per raccontare un tema universale come l’eros. In “La chaise de l’amour” trionfa lo spirito libertino: la sedia, decorata con ricami e nastri, accessoriata con corde lega mani e un piumino per le carezze, si presta a infiniti giochi di coppia. La chaise longue "La berceuse de l'amour" è una sorta di culla del piacere. In legno dipinto e tessuto ricamato, è accompagnata da un frustino. I quadri esposti riproducono i momenti prima e dopo l'amore: lui non c’è, lei resta sola sulla scena, perché il piacere non è solo durante.
"The Flower’s Choice: lascia che il tuo Fiore scelga il suo Vaso” di Laura Buddensieg affida ad artisti e designer l’interpretazione erotica del vaso da parete, la collocazione ideale per ogni "fiore".
I vasi da parete, che riproducono le forme maschili, diventano contenitori che accolgono: i protagonisti della scelta sono i fiori. A ognuno il suo, in una visione che gioca con i ruoli e i gesti dell’eros.
Ecco i nomi delle opere esposte e gli artisti coinvolti: “Hopla!” di Atelier Almayér (ByHe), “Flauto” di Atelier Almayér (ByShe), “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” di Antonio Barrese, “Balle Spaziali” di Mattia Bosco, “Agapi Mou” e “Poulaki Mou” di Laura Buddensieg, “Billo” di Andrea Rovatti, “Une Fleur” di Fausto Salvi, “Robert M” di Veit Streitenberger.
